Via Genova, 1 

info@absentiamoretti.com

0523.325835

Via Chiapponi 39

curator@biffiarte.it

0523.324902

© 2019  "Luigi Moretti - ABSENTIA" - Designed by Luca Gionelli

La mostra

"Ed eccoci qui, a cercare di ricreare l’essenza spaziale di un luogo. Con l’ausilio della tecnologia virtuale, che ci offre l’opportunità di percepire una costruzione attraverso tutti i nostri sensi come se fosse qui, ora. Attraverso l’assenza (absentia) di luoghi che non sono mai esistiti se non nel disegno dell’architetto, come il teatro, o che adesso non esistono più, come il sacrario, ma che ci sono necessari per comprendere lo stato attuale dell’opera architettonica. Nella fase di analisi dell’architettura razionalista del liceo (opera prima di Luigi Moretti), esplorando il ragionamento razionale con il quale il progetto si giustifica, andando alle radici di un’ idea e di come si è concretizzata, è avvenuta la sorpresa. La scoperta di una linea sottile che unisce tutta la produzione architettonica di Moretti, una forma che ritroviamo in quasi tutte le sue opera, tra cui anche il Watergate Center di Washington D.C. (una delle opere morettiane più famose): l’ovale. La presenza di questa forma ci consente di conoscere con maggiore profondità lo stile di Moretti aprendoci le porte al suo originale “razionalismo barocco” pieno di contraddizioni ma mai scontato. Ritornando alla domanda iniziale come mai una mostra di architettura in una galleria d’arte? La risposta è che per la sua complessità questa mostra è itinerante nella città, parte dalla Galleria Biffi, dove si espone la progettazione, l’idea, la poesia di Moretti e ci prepara ad assaporare, l’ultima tappa, l’edificio, il gioco corretto e sapiente dei volumi nella luce da lui realizzato: l’attuale Liceo Scientifico “Respighi”.

Valentina Maserati

Ex Casa del Balilla - 1933

Liceo Scientifico L.Respighi - 1948

Prima del Liceo Respighi

L. Moretti, approdò a Piacenza a 25 anni e appena laureato alla Scuola Superiore di Architettura di Roma, per realizzare il progetto della Casa della Gioventù Italiana del Littorio (ora Liceo Scientifico “Lorenzo Respighi”), datato 1933, ma redatto nel 1932. Moretti fece un progetto innovativo ma anche complesso la cui realizzazione si svolse per passaggi successivi; il primo stralcio impostato nel 1932 (direttore dei lavori l’ing. piacentino Vincenzo Bozzini, piacentina pure l’impresa di costruzioni, la Beotti) fu inaugurato il 3 dicembre 1933; successivamente nel 1935 si pensò di realizzare un secondo stralcio, ma la guerra in Etiopia fece rimandare i lavori. Non solo, ma quanto venne realizzato tra il 1938 e il 1940 fu solo una piccola parte di quanto ideato e progettato. Rimangono quindi i disegni e i progetti di quanto rimasto sulla carta.

La struttura architettonica che ancora oggi ospita il Liceo Scientifico L. Respighi è una delle primissime architetture moderne in Italia e una volta era sede della Casa del Balilla ovvero la sede locale dell'Opera Nazionale Balilla durante il regime fascista.Progettata da L. Moretti nel 1932, prima ancora della più nota GIL di Trastevere che ne ha ingiustamente offuscato la memoria, La Casa del Balilla di Piacenza, venne inaugurata il 3 dicembre del 1933 ed era organizzata per blocchi funzionali separati: la palestra e gli uffici- biblioteca collegati da un elemento circolare vetrato e la Casa della Giovane Italiana, aggiunta due anni dopo.La Casa del Balilla era allora una tipologia assolutamente nuova, creata dal nulla, senza precedenti o riferimenti particolari: un vero e proprio laboratorio di modernizzazione. Si trattava dunque di realizzare a Piacenza un’opera assolutamente sperimentale. In Moretti, che pur operava in nome del fascismo, non sembrava bruciare la tensione politica che spingerà altri protagonisti del periodo a confrontarsi con lo spirito classico. Infatti l’edificio piacentino venne spogliato da qualsivoglia apparato decorativo: ogni ornamento (cornici, lesene, cornicione, basamenti, colonne, capitelli, ecc.) fu abolito in ossequio al celebre anatema di Adolf Loos “ornamento è delitto”.L’ articolazione dei volumi, dei vuoti e dei pieni, era complessa ed esprimeva la volontà di rendere chiaramente individuabili gli elementi di comunicazione e di collegamento, evidenziati da ampie gallerie vetrate e da corpi scala autonomi, oltre che la varietà degli spazi destinati alle diverse funzioni.

Per usare le parole dello stesso Moretti, si tratta di “un’architettura modernissima, limpida e precisa” Una rivoluzione formale che èxq la diretta conseguenza delle innovazioni tecnologiche dell’edilizia: la prima esigenza di ogni edificio è la sua utilità, e dunque i materiali e i sistemi costruttivi da impiegarsi devono essere subordinati a questo obiettivo.

La struttura dell’edificio ricorda un parallelepipedo a L, ovvero l’ala adibita ad uffici e la biblioteca, attaccato ad un cilindro, la cosiddetta “rotonda”, caratteristico stratagemma per permettere il collegamento tra l’ala e la palestra, adornato di numerosi mosaici. L’ingresso principale è sovrastato da una struttura ad arco, elemento di grande impatto visivo e molto caratterizzante, il quale rappresenta l’unico riferimento all’architettura romana tornata in auge a quei tempi. La struttura ricorda infatti gli antichi archi di trionfo. Nel 1935 Moretti aggiunse l’ala destra alla struttura originale, adibita ad ala femminile.
Secondo il progetto originario (ritenuto poi troppo ambizioso e dunque mai realizzato) l’edificio avrebbe dovuto comprendere una palestra e un teatro per 500 spettatori, mentre una piscina, una pista da atletica e campi da tennis avrebbero dovuto essere costruiti all’esterno, nell’area sottostante le antiche mura della città, area oggi adibita a parcheggi.